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	<title>Senza categoria Archivi - PSICOTERAPEUTA ANTINORI MARIA GRAZIA</title>
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		<title>L&#8217;attacco di panico, come la paura può arrivare a paralizzare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 17:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’attacco di panico La descrizione di un attacco di panico da parte di  pazienti di ogni età, segue un modello costante: “Mi sento morire…mi manca l’aria…il cuore mi batte all’impazzata…ho paura di perdere il controllo…chi non l’ha provato non può capire quanto soffro”. L’attacco di panico è in realtà “la paura di aver paura”, la paura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>L’attacco di panico </strong></h4>
<p>La descrizione di un attacco di panico da parte di  pazienti di ogni età, segue un modello costante: “Mi sento morire…mi manca l’aria…il cuore mi batte all’impazzata…ho paura di perdere il controllo…chi non l’ha provato non può capire quanto soffro”. L’attacco di panico è in realtà “la paura di aver paura”, la paura di morire, la paura di impazzire.<strong><img decoding="async" loading="lazy" class="alignright size-full wp-image-1172" src="http://www.arpit.it/wp-content/uploads/lattacco-di-panico.png" alt="l'attacco di panico" width="264" height="191" /></strong></p>
<p>Chi ne soffre tende ad associare e a spiegare il panico con il luogo e le condizioni in cui questo si verifica: “Ero in macchina, da allora ho paura di guidare…Ho bevuto un bicchiere di acqua fredda, pensavo si fosse bloccata la digestione ma in realtà non avevo nulla, da allora solo acqua tiepida anche se ogni volta che bevo mi sale l’ansia”.</p>
<h4>Come si manifesta l’attacco di panico</h4>
<p>L’attacco di panico si manifesta in condizioni  e modalità molto diverse tra loro, anche se spesso si  scatena quando la persona si sente costretta in una certa situazione, come un mezzo di trasporto, o  chiusa in un luogo che sembra senza via di fuga, come il cinema, un ingorgo stradale o, al contrario, si trova in  un  ambiente troppo aperto ed esposto in cui perde i punti di riferimento.</p>
<p>Per il paziente l’associazione tra l’attacco di panico e il luogo o la circostanza in cui questo si manifesta, diventa un legame quasi magico. Infatti, evitando il luogo o la situazione in cui il malessere si è verificato per la prima volta,  la persona cerca di controllare e di allontanare la paura della paura: “ Se rinuncio a guidare non mi sentirò male, se eviterò il cinema non proverò ansia”.</p>
<p>L’attacco di panico ha una dinamica molto simile a quella della superstizione, come quando si attribuisce un’influenza negativa ad un numero, ad un colore o un particolare evento. Il vantaggio della superstizione, come per l’attacco di panico è che  evitando le situazioni caricate di negatività, si ha l’illusione di allontanare la sfortuna e quindi  di mantenere il controllo magico  degli eventi.</p>
<h4>La difesa fobica come problema</h4>
<p>La difesa fobica al principio sembra funzionare in quanto la persona vive l’illusione di superare il problema evitando solo alcune definite situazioni, luoghi o eventi. Purtroppo l’iniziale sollievo ha breve durata, infatti  progressivamente aumentano le situazioni “pericolose” fino a limitare in maniera significativa la vita della persona che può, in alcuni casi, arrivare a chiudersi in casa al limite dell’isolamento sociale.</p>
<p>La paura di avere paura restringe il raggio d’azione fino ai minimi termini e, anche se la persona si costringe ad uscire, a  lavorare, o magari affrontare un viaggio, tutto è vissuto con grande fatica ed angoscia rovinando la quotidianità.</p>
<p>Apparentemente il paziente si concede le azioni comuni come partecipare ad una riunione di lavoro o guardare un film, ma in realtà è immerso in un proprio mondo parallelo che solo lui conosce in cui si ripete mentalmente una serie di “mantra negativi” del tipo: “ Mi sento male, ho paura, mi scoppia il cuore, mi verrà un infarto, dov’è l’ospedale più vicino? Chi mi può aiutare?”.</p>
<h4>Il controllo dell’ansia</h4>
<p>Se riesce a contenere l’ansia, la persona, pur stando male, cerca di nascondere la sua condizione che vive spesso con vergogna. Se l’angoscia lo prende alla gola, allora il mostro chiamato “paura di aver paura” lo costringe a lasciare la sala cinematografica o la riunione di lavoro.</p>
<p>Anche se la persona in preda a questo tipo di angoscia partecipa alla situazione esterna, in realtà ne è separato da una sorta di vetro trasparente su cui scivolano le emozioni e le sensazioni, come gocce d’acqua su una superficie impermeabile. Il paziente non ascolta veramente, non vede ciò che guarda, non gli arriva il calore o la vivacità affettiva, è profondamente solo, completamente isolato anche se circondato da persone affettuose.</p>
<p>Lo stato d’angoscia panica è riconoscibile dall’espressione del viso  e dalla postura del corpo, l’aspetto di una persona in preda all’angoscia senza nome è proprio quello di qualcuno che è attanagliato da potenti artigli alla gola e si sente morire, impazzire, andare in pezzi. E’ una sensazione tremenda ma anche innocua, è proprio questo il paradosso: non c’è nessun pericolo concreto, il paziente non morirà e non sarà aggredito da nessun mostro verde con gli artigli affilati, ma lo stesso si sente in un pericolo mortale, soffre essenzialmente dei propri pensieri e  fantasie, il suo malessere non dipende da circostanze o da eventi esterni, ma  solo dalla propria ideazione e fantasticheria. I pensieri senza pensatore, come direbbe lo psicanalista Bion, si aggirano intorno alla persona che ignora se stessa e si trasformano in sensazione fisiche, in pericoli straordinari.</p>
<h4>Il distacco emotivo</h4>
<p>Raccogliendo la storia dei pazienti che soffrono di attacchi di panico o di crisi acuta d’ansia è tipico che descrivano eventi, esperienze difficili e traumatiche della loro vita con assoluto distacco, come se non li riguardassero e spesso non riescono ad associare la situazione emotiva con l’attacco di panico: “Io ho sempre guidato, mi piace guidare, non avevo nessun pensiero”. E’ proprio l’assenza del pensiero che scatena l’attacco di panico, il poter riconoscere l’emozione disturbante può diventare la chiave per liberarsi  dalla paura di aver paura.</p>
<p>Come il bambino che ha paura del buio, disteso nel suo lettino e vede allungarsi le ombre dei mobili della sua stanza e dei suoi stessi giocattoli, egli ha molta paura ma è sufficiente la voce della mamma per tranquillizzarlo. La luce accanto al letto può illuminare i mostri nascosti. Anche il mostro verde della paura di aver paura può scomparire facendo luce, una luce che scalda, consola e che accoglie il bambino spaventato  nascosto nell’adulto. E’ la pretesa di controllare tutto, l’illusione di essere “duro e forte”, ossia senza emozioni, ad allontanare il dialogo interno con il bambino che è in ognuno di noi, è questo bambino che rischia di sentirsi sempre più solo e disperato.</p>
<h4>Il mondo di chi soffre di panico</h4>
<p>Chi soffre di attacchi di panico vive in un mondo fobico pieno di divieti, obblighi, percorsi già fissati, abitudini rigide e immutabili  che vengono però vissuti come rassicuranti e necessari. Non si può fare a meno della prigione protettiva ma questa, alla lunga, diventa intollerabile soprattutto con il tempo che passa che lascia inalterata la paralisi dell ‘affettività. Il conflitto non viene esplicitato con le parole ma vissuto sul piano somatico con l’attacco di panico. Per liberarsi dal circolo vizioso della paura di aver paura, è necessario prima abbassare ogni luce, fare buio, abituarsi al chiaroscuro, dare un nome alle ombre, avvicinare le paure innominabili, dargli una forma, un oggetto, un luogo di incontro. Esplorare un paesaggio sconosciuto, un bosco buio dove ritrovare il bambino perduto con l’aiuto dello psicoterapeuta che pensa i pensieri, le emozioni e le sensazioni, traducendole ed offrendole al paziente spaventato.</p>
<p>Chi vive il panico tende a percepire il mondo interno come concreto, il pensiero è spesso troppo semplice e lineare e ripetitivo, ciò che si vede con gli occhi sembra essere l’unica realtà. Le parole rappresentano il ponte che può riavvicinare la persona alle sue emozioni e sensazioni, la psicoterapia psicodinamica è la strada per ritrovare un senso alla paura, ridefinire i confini e dare valore evolutivo alla crisi.</p>
<h4>La psicoterapia psicodinamica</h4>
<p><strong> </strong>La psicoterapia psicodinamica è un contenitore ideale che accoglie pienamente le necessità di questo tipo di pazienti che a prescindere dai sintomi, hanno bisogno di essere riconosciuti, visti e valorizzati.  Si tratta di persone che non sono in grado di ascoltarsi e di dare valore alla propria persona e quindi svuotano la parola, il linguaggio del suo significato emotivo e relazionale.</p>
<p>Una delle sfide maggiori che la coppia paziente-terapeuta deve affrontare è proprio quella di condividere un linguaggio comune che abbia un valore emotivo e che quindi  riconosca il contributo di entrambi. Si può usare la parola in tanti modi difensivi fino a  svuotarla di ogni valore affettivo e relazionale trasformandola in un contenitore vuoto e sterile.</p>
<h4>Affrontare la paura dell’altro</h4>
<p>Le persone che soffrono di ansia pervasiva, di attacchi di panico sono profondamente spaventate dalle proprie emozioni soprattutto quelle provate nella relazione con l’altro e quindi portano la loro paura ed ambivalenza anche nella stanza d’analisi. Si sentono sole, in pericolo, vorrebbero trovare conforto ed aiuto ma per farlo devono affrontare la paura dell’altro, il pericolo di essere ancora una volta ferite e deluse.</p>
<p>Tutto questo rende difficile ad una persona con questo tipo di sintomi, rivolgersi ad uno psicoterapeuta il quale deve essere particolarmente attento e sensibile a garantire accoglienza e sicurezza fin dai primi colloqui.</p>
<p>Quando un paziente di questo tipo riesce a trovare il coraggio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, è molto importante che l’analista cerchi di trovare la strada per accoglierlo senza spaventarlo. Offrire  un contenitore sicuro ma non costrittivo,  dare il tempo ed il modo di poter accedere finalmente ad una relazione affettiva sana e significativa. Alimentare  la speranza di poter accedere ad un modo animato e vivo.</p>
<p>www.psicoterapeuta-antinori.it</p>
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		<title>L&#8217;amore difficile, la sindrome delle principesse tristi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 16:36:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L’amore difficile Nella pratica clinica si incontrano spesso giovani donne che hanno un amore difficile ed ambivalente. Sono ragazze che pur avendo occasionali relazioni con l’altro sesso, non riescono a concedersi la possibilità di un incontro importante o che allontano nel tempo l’esperienza sessuale. Spesso sono graziose e curate, lavorano o studiano, giustificano la mancanza [&#8230;]</p>
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<h3 class="uk-article" data-permalink="https://www.arpit.it/l-amore-difficile/">L’amore difficile</h3>
<article class="uk-article" data-permalink="https://www.arpit.it/l-amore-difficile/">
<div>Nella pratica clinica si incontrano spesso giovani donne che hanno un amore difficile ed ambivalente. Sono ragazze che pur avendo occasionali relazioni con l’altro sesso, non riescono a concedersi la possibilità di un incontro importante o che allontano nel tempo l’esperienza sessuale. Spesso sono graziose e curate, lavorano o studiano, giustificano la mancanza di esperienze amorose raccontando di situazioni deludenti, spesso  storie adolescenziali dove è mancato il tempo di conoscere l’altro. Queste donne lamentano di non incontrare partner interessanti, gli uomini sembrano misteriosamente scomparsi.</div>
<div></div>
<div>Sognano una storia romantica, un incontro folgorante e struggente con un lui seducente ed accogliente, un amore totale, perfetto, gratuito ed immediato. Esattamente quello che immaginano essere  l’esperienza di tutte le altre donne, quelle fortunate che si fidanzano e si sposano. A questo ideale amoroso, si contrappone un atteggiamento di diffidenza e di ritiro dalle relazioni e soprattutto una profonda paura per il proprio desiderio o attrazione verso un uomo. La sessualità è vissuta come qualcosa che non le riguarda, che le sfiora appena.</div>
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<div>La diffidenza si esprime anche con l’atteggiamento del corpo, con una rigidità muscolare che sembra mantenere una corazza che nasconde l’emozione. Se un lui sconosciuto mostra un interesse verso la triste-solitaria, questa immediatamente attiva una barriera emotiva e spesso anche corporea, per arginare la propria eccitazione vissuta come pericolosa. L’emozione è anestetizzata con ogni mezzo, compresa la fuga o l’allontanamento dell’uomo.</div>
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<div>Apparentemente opposto è il comportamento di quelle donne che ricercano attivamente incontri sessuali, ma che si ritirano al primo accenno di coinvolgimento emotivo. Spesso il lui in questione è già impegnato, magari più giovane o straniero o in procinto di allontanarsi. Anche moltiplicando gli incontri sessuali, questi non lasciano tracce, la principessa resta sola e incompresa dimenticata dal principe ideale. Se l’attesa si protrae nel tempo, aumenta l’infelicità ed il sentimento di sconfitta e di amarezza profonda, questo a prescindere dal successo professionale e personale in altri campi.</div>
<div>Queste donne sono accomunate da  una severa difesa alla possibilità di un rapporto affettivo ed emotivo con l’altro sesso, il paradosso  è che la cosa che desiderano di più è anche quella che le spaventa. L’assenza del rapporto con l’uomo, è avvertita come la causa ultima dell’insoddisfazione e del senso di vuoto, ma la realizzazione e di un incontro è evitata con ogni mezzo ed agito.</div>
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<h3>Ostacoli interiori</h3>
<div>Uno stereotipo comune tra le donne che non riescono ad incontrare il partner ideale è la ricerca del “bel tenebroso”, ossia di un uomo sfuggente, concentrato su di se e i propri interessi, propenso ad una storia sessuale. Il paradosso è che se “il bel tenebroso” si lascia avvicinare sul piano affettivo, viene immediatamente degradato a semplice uomo perdendo gran parte del fascino ed attrattiva.</div>
<div>Un altro comportamento tipico delle principesse-tristi, è quello di svalutare gli uomini che le corteggiano, questi non sembrano mai abbastanza interessanti o attraenti. La svalutazione dell’uomo sembra collegata all’idea che queste donne hanno di sé stesse, ossia non reputandosi abbastanza principesse da poter interessare un vero uomo, considerano ogni maschio che le corteggia come poco appetibile.</div>
<div></div>
<div>La principessa-triste è prigioniera di una fitta ragnatela, apparentemente senza via di uscita, di cui è lei stessa la principale artefice e vittima. E’ proprio il comportamento di queste donne-tristi, piuttosto che le reali condizioni esterne, ad ostacolarle nella realizzazione del loro più grande desiderio consapevole. Il comportamento appare contraddittorio rispetto ai desideri, è evidente una scissione che le imprigiona nella ripetizione coatta di modalità disfunzionali.</div>
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<div>Per gli uomini e le donne la base su cui si fonde la qualità delle interazioni amorose ed erotiche è strettamente legata alla prima infanzia, in particolare al rapporto con la madre e come questa permette al padre di avvicinarsi al figlio. Questa origine antica, è spesso disconosciuta ed apertamente negata se confrontata con l’esperienza delle persone impegnate in difficili rapporti affettivi.</div>
<div>Freud dalla fine dell‘800, ha aperto la strada alla scoperta dell’inconscio, all’interpretazione dei sogni, al riconoscimento della sessualità e del complesso edipico come fondanti dello sviluppo umano.</div>
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<h3>Da Freud a Racamier e Kernberg</h3>
<div>Dopo Freud, moltissimi autori hanno studiato e approfondito questi temi ma la sua grande e straordinaria eredità, ossia la scoperta del relativismo della ragione a favore della predominanza dell’inconscio, viene  ancora oggi accolta  come qualcosa che non riguarda direttamente ognuno di noi ma al massimo qualcun‘altro, sospettato di diversità.</div>
<div> Sembra esserci una sorta di massiccia negazione collettiva delle interpretazioni che riportano alla complessità della psiche. Le principesse-tristi non fanno eccezione a questo clima culturale, non sono libere di vivere la sessualità e l’affettività anche se immaginano che la loro sia una storia unica, legata ad eventi casuali.</div>
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<div>La capacità d’amare e di vivere una sessualità appagante, sono funzioni elevate e complesse che richiedono l’accesso ad una relazione intima con un oggetto differenziato, integrato, totale. Bisogna che la persona sia in grado di riconoscere l’esistenza dell’altro separato da sé e che viva, senza troppa colpa edipica, la sessualità e l’appagamento erotico.</div>
<div>Queste capacità si fondano  nelle prime fasi evolutive edipiche e preedipiche. Il primo passaggio è il processo del lutto originario descritto dallo psicanalista  Racamier, verso le figure genitoriali della prima infanzia, separazione essenziale per il riconoscimento di un oggetto intero e separato e per la stessa formazione del Sé, ossia di ciò che riconosciamo essere noi stessi.</div>
<div>Come scrive Kemberg in “Relazioni d’ amore”, l’ amore sessuale maturo è una disposizione emotiva complessa che coinvolge molteplici fattori. L’eccitazione sessuale generica per l’altro sesso, si trasforma in desiderio erotico diretto ad una persona speciale. L’identificazione con l’altro permette all’uomo e alla donna, di essere empatici pur riconoscendo la differenza sessuale e mantenendo  identità distinte. La formazione di una coppia presuppone che venga raggiunta una idealizzazione matura dell’altro ossia che questo venga percepito in maniera sufficientemente reale, condividendone il sistema dei valori.</div>
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<div>E’ inoltre importante la tenerezza, ossia la capacità di prendersi cura  che deriva dall’integrazione delle rappresentazioni del Sé e dell’oggetto, investite dalla libido.</div>
<div>Anche l’aggressività ha un ruolo decisivo, in quanto per poter vivere con pienezza la passione erotica è necessario che la pulsione aggressiva sia integrata e tollerata nel giusto grado di ambivalenza. La fusione dell’ amore e dell’odio, mantiene uno stato di eccitazione e di differenziazione nella coppia.</div>
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<h3>L’amore sessuale</h3>
<div>La passione sessuale, per sua stessa natura, consiste nel superamento dei confini del Sé, il suo culmine è l’esperienza biologica dell’orgasmo che per essere vissuta pienamente, richiede un temporaneo abbandono dei confini del Sé.</div>
<div>La passione sessuale riattiva stati emotivi arcaici, presuppone la capacità di provare,senza esserne travolti, una costante empatica con uno stato primitivo di fusione simbiotica e la gratificazione dei desideri edipici mantenendo, allo stesso tempo, la differenziazione tra Sé e l’oggetto.</div>
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<div>Vivere l’ amore sessuale ci fa sentire profondamente soddisfatti ed in pace con il mondo ma  si fonda su  un importante paradosso: per amare un’altra persona è necessario un Sé ben definito e con confini certi, il riconoscimento della separatezza dall’altro fino al sentimento di solitudine, dall’altra parte amare richiede tendere  alla trascendenza, alla fusione sentimentale ed erotica con l’altro, fino ad  annullare ogni solitudine.</div>
<div>“Rimanere all’interno dei confini del proprio Sé pur trascendendoli nell’identificazione con l’oggetto amato è una eccitante, emozionante ma anche dolorosa, condizione dell’ amore. Il poeta messicano Octavio Paz ha reso quest’aspetto dell’ amore con una concisione impressionante: l’ amore è il punto di intersezione tra desiderio e realtà…La natura contraddittoria dell’amore sta nel fatto che il desiderio mira a soddisfarsi tramite la distruzione dell’oggetto desiderato e l’amore scopre che quell’oggetto è indistruttibile e non può essere sostituito” (Kemberg,1995)</div>
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<div>Osservazioni dell’attività cerebrale durante l’orgasmo maschile e femminile, sembrano coerenti con questa linea di pensiero. Come riportato nel 2003 sul Journale of Neuroscience, il team del neuroscienziano Gert Holstege ha evidenziato che durante l’orgasmo si ha  una sensibile riduzione dell’attività cerebrale per entrambi i sessi, anche se più marcata per le donne. La limitazione dell’attività cerebrale corrisponde ad una significativa limitazione delle funzioni di vigilanza e di giudizio, uno stato che favorisce la possibilità di vivere una sensazione fusionale e di abbandono.</div>
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<h3>Idealizzazione patologica</h3>
<div>Non sempre è facile o possibile vivere l’ amore sessuale maturo che di per sé è una condizione fragile ed instabile che richiede continui aggiustamenti e cambiamenti durante le diverse fasi della vita.</div>
<div>Vi sono anche delle specifiche patologie di personalità  che secondo Kemberg, interferiscono con la possibilità di vivere l’ amore maturo, ossia la personalità borderline e l’isteria .</div>
<div>La forma più severa riguarda personalità borderline con importanti tendenze all’autodistruttività, l’antisocialità o con patologia narcisistica. In questo tipo di quadro clinico, sia gli uomini che le donne, possono mancare di qualsiasi scarica sessuale, sono incapaci di provare desiderio sessuale. La loro anamnesi è caratterizzata da eventi gravemente traumatici, abusi fisici, sessuali o da figure parentali inadeguate e lontane. Essi vivono fantasie primitive dominate da interazioni sadomasochistiche, dove la relazione si fonda sul potere giocato nel ruolo attivo-sadico, o passivo-masochistico.</div>
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<article class="uk-article" data-permalink="https://www.arpit.it/l-amore-difficile/">
<h3>I borderline e l’amore</h3>
<div>Kemberg distingue tra i borderline, un gruppo meno disturbato che può vivere l’eccitazione sessuale ed il desiderio erotico ma che ha serie difficoltà a mantenere una relazione stabile in quanto i meccanismi di scissione, dividono il mondo delle relazioni oggettuali interne ed esterne, in immagini idealizzate e immagini persecutorie. Le relazioni d’amore di questi pazienti, anche se fragili, possono comprendere il desiderio erotico, l’idealizzazione primitiva dell’oggetto d’amore. Il limite è dato dalla tendenza ad improvvise e radicali reazioni di delusione che trasformano l’oggetto idealizzato in persecutorio.</div>
<div> Questo tipo di pazienti dimostra come la piena capacità di eccitazione sessuale e di orgasmo unita ad un coinvolgimento passionale, non sia garanzia di maturità affettiva.</div>
<div>La scissione delle relazioni oggettuali tra forti idealizzazioni e persecutorietà, ha anche la funzione di negare l’aspetto aggressivo delle relazioni oggettuali interiorizzate e di proteggere la relazione idealizzata dalla contaminazione aggressiva.</div>
<div>I pazienti borderline mostrano un tipo primitivo di innamoramento, caratterizzato dall’idealizzazione irreale dell’oggetto d’amore che rimane misconosciuto.</div>
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<h3>Il narcisismo e le relazione affettive</h3>
<div>Molti pazienti con struttura narcisistica di personalità possono provare un coinvolgimento erotico e anche vagamente sentimentale, senza però avere la capacità di un profondo investimento emotivo, spesso non vivono l’innamoramento. I pazienti borderline pur ricercando attivamente i partner sessuali  perdono immediatamente interesse quando questi si rilevano disponibili. L’eccitazione sessuale è diretta verso una persona considerata attraente o apprezzabile dagli altri e che suscita una forte invidia fino a determinare la tendenza inconscia a svalutare e distruggere l’oggetto invidiato che, una volta conquistato, perde ogni potere di eccitazione sessuale. Del resto la fuga del paziente narcisista dagli oggetti sessuali conquistati, rappresenta anche l’estremo tentativo di difendere l’oggetto stesso dall’aggressività inconscia.</div>
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<h3>Riscontri neuronali</h3>
<div>La vicinanza anche neuronale, tra i sentimenti di amore e odio, è stata confermata da una scoperta frutto di una ricerca condotta da Semir Zeki dell’University College London, pubblicata sulla rivista Plos One nel mese di ottobre 2008, riportata sul quotidiano “La repubblica” (30\10\08 E. Francescini).</div>
<div>Attraverso l’osservazione del cervello tramite uno scanner, si è verificato in soggetti invitati ad osservare la foto di una persona amata e di un’altra odiata, si attivano reti neuronali quasi completamente sovrapponibili nell’area della sub-corteccia cerebrale.</div>
<div>Tuttavia, è stata individuata una differenza biologica fondamentale tra i sentimenti di odio e di amore, nel caso dell’odio rimane attiva gran parte della corteccia cerebrale associata alla capacità di giudizio, che risulta invece disattivata nel caso dell’amore. Questa differenza, coincide con l’osservazione della perdita di giudizio a favore dell’idealizzazione del partner amato, mentre nel caso dell’odio rimane attiva la funzione del giudizio e quindi l’attenzione alla realtà.</div>
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<article class="uk-article" data-permalink="https://www.arpit.it/l-amore-difficile/">
<h3>Differenza tra i borderline e gli altri gruppi clinici</h3>
<div>Ritornando alle patologie di personalità, Kemberg accanto ai borderline, distingue gli isterici con tratti masochistici anche questo gruppo di pazienti può incontrare importanti difficoltà nel vivere la coppia ma questa volta, per una profonda colpa edipica inconscia rispetto lo stabilire una relazione duratura e matura che rappresenta a livello inconscio, la soddisfazione edipica proibita. Questo tipo di persone sono in grado di stabilire importanti e durature relazioni, solo se non è coinvolta la sfera sessuale.</div>
<div>I pazienti nevrotici per i loro conflitti edipici, sono fondamentalmente inibiti, non impossibilitati come i narcisisti nella normale relazione d’ amore. Infatti i nevrotici hanno maturato la costanza dell’oggetto e una realistica capacità di valutazione di sé stessi e dell’altro.</div>
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<h3>La paura della passione</h3>
<div>Il comportamento amoroso delle principesse-tristi, può rientrare sia nella patologia narcisistica che in quella isterica, la differenza diagnostica dipende dalla costanza o meno dell’oggetto.</div>
<div>Comune è l’infelicità ma la sua causa  può avere un’origine molto diversa.</div>
<div>Le principesse-tristi narcisiste non riescono ad innamorarsi, spesso si rifugiano in sogni romantici, non provano eccitazione sessuale o desiderio erotico, anche la masturbazione può essere scarsa e poco soddisfacente. In questo gruppo possono rientrare anche le donne che ritardano molto l’inizio dei rapporti sessuali.</div>
<div>Le principesse-tristi che invece hanno raggiunto la costanza dell’oggetto, si innamorano, provano desiderio sessuale, ma quello che le allontana dalla realizzazione di una matura relazione sessuale, è la colpa edipica.</div>
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<div>Si tratta di donne che da bambine hanno avuto una troppo ambivalente relazione con la madre la quale non è stata in grado di tollerare la sessualità della figlia e successivamente il suo amore per il padre. Il normale cambiamento di oggetto della bambina dalla madre al padre, è inconsciamente distorto.</div>
<div>Tutto questo può aumentare la colpa inconscia rispetto all’intimità sessuale che accompagna il coinvolgimento affettivo con l’uomo, portando ad una relazione sadomasochistica.</div>
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<div>Le principesse-tristi, sono spesso rancorose hanno l’atteggiamento di chi si aspetta di essere risarcito da un danno, un torto subito.</div>
<div>Masud Khan, in un saggio associa l’isteria al risentimento,afferma che le bambine isteriche non hanno ricevuto un sufficiente sostegno dall’ambiente, hanno la costante sensazione che qualcosa sia stato loro negato e i loro desideri disconosciuti. L’esperienza infantile è stata carente, hanno vissuto una scissione tra sessualità e bisogni dell’Io corporeo. In età adulta , l’angoscia viene affrontata tramite la sessualità, da ciò dipende sia la promiscuità che l’inibizione sessuale. (Khan, 1983)</div>
<div>Paradossalmente, il successo sessuale equivale inconsciamente alla castrazione delle capacità dell’Io, arrendersi sessualmente all’oggetto implica il pericolo dell’annientamento dell’Io, da ciò il rifiuto dell’oggetto prima desiderato e cercato.</div>
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<div>Il pretesto del risentimento dell’isterico è che anche il nuovo oggetto d’ amore le ha deluse, poichè non le ha riconosciute nella loro autenticità.</div>
<div>Le principesse-triste cercano con il linguaggio sessuale, di ottenere una gratificazione affettiva, confondendo la lingua degli adulti con quella infantile, ossia sovrapponendo il linguaggio della tenerezza a quello della passione (Ferenczi,1933).</div>
<div>Magari si rifugiano nei sogni romantici ad occhi aperti che come scrive Bollas in “Isteria”, sostituiscono i contenuti erotici rimossi o dissociati , allontanano le tematiche sessuali per cercare di avvicinarsi ad un elevato ideale del sé, un po’ come avviene nella trama dei romanzi rosa o in modo più attuale, in molte storie delle fiction televisive.</div>
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<h3>Il prezzo della felicità</h3>
<div>Il primo passaggio per aiutare le principesse tristi è una diagnosi differenziale tra struttura di personalità prevalentemente narcisistica od isterica. Si tratta di pazienti molto diverse in quanto nel caso della patologia narcisistica, è proprio il riconoscimento di un oggetto intero separato e visto in modo realistico ad essere carente o distorto, invece la paziente nevrotica ha raggiunto la persistenza dell’oggetto, la difficoltà è legata alla colpa edipica.</div>
<div>Comune ai due gruppi clinici, è però una certa idea della femminilità e del ruolo della donna.</div>
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<div>Freud, nell’identificare le origini psichiche dell’isteria, è partito da una scoperta essenziale che non sempre viene evidenziata, ossia anche le donne, non solo gli uomini, hanno una libido che se non trova una via di soddisfazione nella realtà, si ritorce contro la persona che inizia a soffrire di sintomi che rappresentano il compromesso tra la libido stessa e la difesa. Freud, in modo originale, ha riconosciuto alle donne il diritto alla potenza aggressiva dell’energia sessuale a prescindere dalla maternità, riconoscendo alla donna un ruolo sessuale  pari a quello maschile separato dalla funzione materna.</div>
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<div>Come afferma la psicanalista francese Sophie Cadalen che si è occupata in più scritti della questione maschile e femminile, nonostante i contraccettivi e quindi il controllo delle nascite, la maternità a livello inconscio assicura ancora una normalità della femminilità, le donne occidentali seguitano a sentirsi in colpa per la sessualità e la femminilità.</div>
<div>Assumersi il ruolo di protagoniste delle proprie scelte sessuali, ne comporta  anche la responsabilità. Le principesse-tristi sono in attesa, anche se apparentemente attive, restano arroccate nella loro torre solitaria, è comunque il principe che le deve raggiungere e coinvolgere nell’ amore e nell’eros .</div>
<div>Se la conquista della felicità dipende da ognuno di noi, uomo e donna, essere felici può fare paura perché significa diventare protagonisti della propria vita. Non basta un principe qualsiasi ma serve che il nostro desiderio incontri, nella realtà, il desiderio dell’altro.</div>
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<div>Articolo pubblicato su la rivista “Mente e cervello” , gennaio 2009, N. 49</div>
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<div>ANTINORI MARIA GRAZIA</div>
<div>STUDIO P.ZZA ARMENIA 9 , ROMA</div>
<div>CELL  334 338 59 35</div>
<div><a href="http://www.arpit.it/">www.arpit.it</a></div>
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<div>Bibliografia</div>
<div>Antinori M.G. “Il segreto dalla libido all’incestualità<em>”</em>. gli argonaut 118, 2008:267-278.</div>
<div></div>
<div>Bollas C.(2000). <em>Isteria.Milano, 2001.</em> Raffaello Cortina editore.</div>
<div></div>
<div>Cadalen S. <em>LesSeuil, 2008.</em> <em>femmes de puovoir, des hommes, comme les autres.</em></div>
<div></div>
<div>Freud S.(1892-5). <em>Studi sull’isteria</em>. OSF. 1</div>
<div></div>
<div>Freud S.(1899)<em>L’interpretazione dei sogni.</em> OSF 3</div>
<div></div>
<div>Freud S.<em>Frammenti di un’analisi d’isteria</em> <em>(Caso clinico di Dora)</em>. OSF 4.</div>
<div></div>
<div>Ferenczi(1933) <em>Confusione di lingua tra adulti e il bambino</em>. Opere V.4 Raffaello Cortina Editore,1982.</div>
<div></div>
<div>Khan M. (1979) <em>Le figure della perversione</em>. Bollati Boringhieri, Torino,1982</div>
<div></div>
<div>Khan M.(1983) <em>I sé nascosti</em>. Bollati Boringhieri, Torino,1990</div>
<div></div>
<div>Portner M. “La mente orgasmica<em>”</em>. <em>Mente&amp;cervello</em> N. 46, 2008.</div>
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<div> Kernberg (1995) <em>Relazioni d’amore</em>.Raffaello Cortina,Milano,1995</div>
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<div> Racamier P.C. (1992) <em>Il genio delle origini. Raffael</em>lo Cortina, 1993</div>
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<div>Racamier P.C .<em>Incesto ed incestuale</em>.Franco Angeli.Milano,1995</div>
</article>
<p>&nbsp;</p>
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