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	<title>Psicoterapia psicodinamica Archivi - PSICOTERAPEUTA ANTINORI MARIA GRAZIA</title>
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		<title>La psicoterapia psicodinamica, una bussola preziosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 08:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia psicodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[una bussola preziosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La psicoterapia psicodinamica, una bussola preziosa Molti pazienti in psicoterapia si rassomigliano tra loro per alcuni tratti quali la confusione, il senso di smarrimento, la scarsa consapevolezza di sé. I ruoli, le differenze generazionali, i limiti della realtà, lo scorrere del tempo sono aspetti spesso misconosciuti e negati,  le differenze annullate. Questa modalità che potrebbe sembrare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La psicoterapia psicodinamica, una bussola preziosa</strong></p>
<p><sub>Molti pazienti in psicoterapia si rassomigliano tra loro per alcuni tratti quali la confusione, il senso di smarrimento, la scarsa consapevolezza di sé. </sub><sub>I ruoli, le differenze generazionali, i limiti della realtà, lo scorrere del tempo sono aspetti spesso misconosciuti e negati,  le differenze annullate. Questa modalità che potrebbe sembrare una conquista positiva di libertà e di emancipazione, si rivela  invece una fonte di grande ansia e di paralisi creativa.</sub></p>
<h4><strong><sub>La fatica  di scegliere</sub></strong></h4>
<p><sub>Posti davanti alla possibilità apparentemente infinita di scelta, in molti non sono in grado affrontare la complessità, poiché prendere una particolare direzione, presuppone l’accettazione dei limiti e la rinuncia a qualcosa per ottenere altro.</sub></p>
<p><sub>Essere  di fronte ad un bivio può diventare  difficile da sopportare  fino a condurre a rifugiarsi in una sorta di paralisi vitale. Molte persone si considerano malate o in difficoltà perché credono di non poter realizzare i propri obiettivi, ma il problema è nella stessa definizione delle mete da raggiungere, magari queste sono troppo elevate o lontane dalla realtà che invece deve necessariamente tener conto delle effettive potenzialità, fase di vita e opportunità ambientali.</sub></p>
<p><sub> In altri termini molti pazienti sono malati di eccesso o  di  distorsione del  desiderio che li porta ad essere scontenti, rancorosi e soprattutto ciechi rispetto  alle effettive e realizzabili potenzialità, non vivono il tempo presente ma piuttosto appaiono rinchiusi  in una sorta di bolla temporale nella  quale  seguitano a sperimentare l’infelicità, l’abbandono, il trauma come da bambini quando hanno sofferto per l’incuria  o i limiti delle figure accudenti.</sub></p>
<p><sub>Il processo personale di maturazione e di crescita sembra diventato particolarmente difficile anche per la perdita di riferimenti culturali, sociali, familiari ed affettivi. Il sistema familiare non sempre si poggia sulla presenza di genitori abbastanza adulti da non confondersi con i bisogni e desideri dei loro stessi figli. I ragazzi, del resto,  fuori dalla famiglia trovano con difficoltà maestri ed insegnanti disposti ad aiutarli a maturare un’educazione emotiva e sentimentale.</sub></p>
<h4><strong><sub>Analfabetismo emotivo</sub></strong></h4>
<p><sub>La conseguenza è che molte persone soffrono di una sorta di  analfabetismo emotivo, ossia non hanno imparato a riconoscere le proprie ed altrui emozioni, a definire uno spazio privato che consenta  di entrare in rapporto con l’altro senza confonderlo con se stessi. </sub></p>
<p><sub>Per difesa diventano aggressivi o evitano ogni forma di contatto e di legame che è vissuto come pericoloso e limitante di una pseudo libertà che, in realtà, è l’espressione di un vuoto interiore, dove l’agire impulsivo prende il posto della parola e del pensiero.</sub></p>
<p><sub>Le frustrazioni e le difficoltà sono sempre meno tollerate ed affrontate, la soluzione migliore sembra diventare quella di abbandonare tutto, con la falsa illusione di ricominciare in un altro luogo, con altre persone. L’illusione è mantenuta in quanto il protagonista non impara dai propri errori che non si cura di  osservare o di riconosce e quindi ripete incessantemente sempre nello stesso copione disfunzionale.</sub></p>
<h4><strong><sub>Gli attacchi di panico</sub></strong></h4>
<p><sub>Gli attacchi di panico, lo stato d’ansia generalizzato, sembrano sintomi quasi endemici per la loro diffusione in tutte le fasce d’età, in un certo senso è proprio il tipo di sintomo che traduce in modo simbolico il senso di smarrimento e la perdita dei punti di riferimento.</sub></p>
<p><sub> Chi soffre di attacchi di panico o di forti ansie cerca di trovare delle pseudo certezze in particolari esterni, evitando magari certe situazioni o luoghi e sperando così di non vivere quel senso di angoscia profonda, la paura di morire che si prova in uno stato acuto di ansia.</sub></p>
<p><sub>La magia, naturalmente, fallisce e comunque il paziente è sempre alla ricerca di altri contenitori sempre deludenti considerando che l’ansia non dipende da fattori esterni, ma piuttosto da conflitti interni ed è quindi autogenerata. Si tratta di persone che non riescono a maturare un processo evolutivo che li porti a definirsi come esseri dotati di una propria individualità e quindi con delle potenzialità e dei limiti.</sub></p>
<p><sub>Non è  tollerato  che il legame affettivo sia a doppio senso, ossia che  si riceva ma che si debba anche rispondere a delle richieste, Non si tollerano i d rischi  e le responsabilità, si vorrebbe restare nel guscio dell’infanzia o al massimo dell’adolescenza  per  mantenere l’illusione che tutto è possibile, illusorietà dell’infinito onnipotente.</sub></p>
<h4><strong><sub>La psicoterapia psicodinamica</sub></strong></h4>
<p><sub>La psicoterapia psicodinamica è un prezioso contenitore che accoglie pienamente le necessità di questo tipo di paziente che, a prescindere dai sintomi, ha soprattutto bisogno di essere accolto e valorizzato.  Sono persone che non sanno ascoltarsi e dare ascolto ai propri bisogni e desideri e allo stesso tempo, come i bambini della prima infanzia, immaginano di aver diritto alla massima felicità ma nono sono  capaci di vicinanza empatica con l’altro.</sub></p>
<p><sub>Per iniziare  una psicoterapia psicodinamica è necessario costruire un linguaggio affettivo che prepari all’uso della parola emotiva, che non spaventi troppo  persone che, anche se adulte, non conoscono nulla di sé e delle proprie emozioni e soprattutto non sono capaci di forme anche elementari di rapporto affettivo con l’altro, sono spaventate dalla vicinanza che considerano pericolosa e che tendono a negare o ad aggredire ma al contempo ne sentono  profondamente la mancanza.</sub></p>
<h4><strong><sub>Un ambiente sicuro</sub></strong></h4>
<p><sub>Al terapeuta è richiesta una grande attenzione al linguaggio, al gioco del transfert e del controtransfert che sembra essere l’unica modalità per avvicinare un paziente in così grande difficoltà. Quando riesce a trovare il coraggio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, è molto importante che sia accolto al meglio in un ambiente protetto ed accogliente  che gli dia il tempo di poter accedere finalmente ad una relazione affettiva sana e significativa.</sub></p>
<p><sub>Maria Grazia Antinori </sub></p>
<p><sub>Psicoterapeuta, Roma</sub></p>
<p><sub>cell. 334 3385835</sub></p>
<p><sub> email </sub><a href="mailto:antinorimariagrazia@virgilio.it"><sub>antinorimariagrazia@virgilio.it</sub></a></p>
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		<title>L&#8217;analista cuoco di parole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 15:48:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia psicodinamica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’analista o lo psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico potrebbero essere accostati alla figura del bravo cuoco  che deve offrire del buon cibo analitico al suo paziente, nutrimento confezionato secondo i bisogni speciali di ogni persona. Lo chef per accontentare il suo cliente gli  offre del  cibo autentico, non si può sfamare qualcuno solo parlando degli ingredienti [&#8230;]</p>
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<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone wp-image-1207 size-full" title="l'analista cuoco" src="http://www.arpit.it/wp-content/uploads/cuoco.jpg" alt="l'analista cuoco" width="203" height="256" /></p>
<p>L’analista o lo psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico potrebbero essere accostati alla figura del bravo cuoco  che deve offrire del buon cibo analitico al suo paziente, nutrimento confezionato secondo i bisogni speciali di ogni persona.</p>
<p>Lo chef per accontentare il suo cliente gli  offre del  cibo autentico, non si può sfamare qualcuno solo parlando degli ingredienti o della ricetta, così anche il terapeuta deve proporre dell’autentico cibo affettivo nel piatto della relazione.</p>
<p>Questa autenticità affettiva è essenziale soprattutto per quelle persone che hanno sofferto di importanti carenze nell’accudimento e   per quegli  adulti  che non sono in grado di comprendere e distinguere chiaramente i propri bisogni.   Sono persone che   non sanno  riconoscere la sensazione della fame e non hanno quindi  gli strumenti mentali di base. Il compito del terapeuta è quello di offrire del cibo per lo sviluppo della mente, espletando tutte le funzioni di ascolto, di accoglienza, di risposta coerente e di ricordo che sono mancate alla persona deprivata nelle prime fasi della crescita.</p>
<h4><strong>Il cuoco-analista che segue le ricette o il senso della cucina</strong></h4>
<p>Secondo lo psicanalista Antonino Ferro, vi sono due modi di essere analisti che possono essere confrontate con i cuochi: ci sono quelli che seguono attentamente le ricette e altri che invece sono fedeli al senso della cucina, ai principi, ma non sempre  alle ricette stesse e quindi alle regole.</p>
<p>L’atteggiamento che privilegia i principi piuttosto che le regole, rende ogni incontro terapeutico unico ed irripetibile: il paziente e il terapeuta, insieme formano un campo, condividono un’esperienza, in cui accadano eventi nuovi per entrambi anche se ovviamente i ruoli sono asimmetrici in quanto il compito e responsabilità del terapeuta è quello di sostenere ed aiutare il paziente a stare meglio.</p>
<p>Tutto quello che il paziente dice, il racconto, il contenuto manifesto, è significativo ed importante, ma va comunque riportato alla relazione, ossia al qui ed ora dell’incontro analitico, è il campo che rende significativo il contenuto.</p>
<h4>Il paziente esperto del suo problema</h4>
<p>Il terapeuta che segue la ricetta o una specifica teoria o aspettativa, rischia di diventare riduttivo e troppo difeso e, soprattutto, potrebbe non essere in grado di accogliere gli insegnamenti del suo più importante maestro che è poi il paziente stesso, il vero esperto del suo problema.</p>
<p>E’ per questo che è essenziale che l’analista ascolti il paziente con particolare attenzione alla risposta ad ogni intervento terapeutico è il paziente stesso, se adeguatamente valorizzato, ad indicare continuamente come è necessario parlargli per raggiungerlo.</p>
<h4><strong>Il racconto come sogno</strong></h4>
<p>La seduta di analisi quando è creativa, diventa una sorta di sogno comune, al punto che il paziente potrebbe iniziare ogni comunicazione con la premessa: “ho fatto un sogno in cui…” a cui segue il racconto che può riguardare un qualsiasi aspetto della sua vita, anche molto concreto e reale come una malattia, un sintomo, un problema relazionale, di lavoro o d’amore, contenuti che pur accolti e valutati, sono comunque letti ed interpretati nel campo analitico.</p>
<p>La psicoterapia psicodinamica, la psicoanalisi, in questa ottica, non guardano solo al passato, alla storia, ai traumi, ma piuttosto puntano l’attenzione al presente, al futuro, ossia agli aspetti nuovi che si potranno sviluppare, e soprattutto tendono a rafforzare e spesso a creare, nuovi strumenti per pensare, per riconoscere e contenere le emozioni che se eccessive e non elaborate, sono misconosciute, proiettate, negate e possono facilmente trasformarsi in sintomi che disturbano profondamente la persona che ne soffre.</p>
<p>Ferro riprendendo Ogden, afferma che il lavoro dello psicoanalista consiste nel sognare, cioè nel trasformare le percezioni sensoriali che continuamente investono ognuno di noi in ogni momento della vita, in immagini dette pittogrammi, che permettono di elaborare e di contenere i vissuti emotivi: “Ne deriva che anche l’analisi ha come fine di sviluppare nel paziente la capacità di “generare immagini” di creare sogni da quelle forme di pensiero concreto che sono i sintomi” (Ferro, Civitarese, 2015).</p>
<p>Bibliofrafia</p>
<p>Ferro A. Le viscere della mente. Raffaello Cortina Editore, 2014</p>
<p>Ferro A. Tecnica e creatività. Raffaello Cortina Editore, 2006</p>
<p>Ferro A. Evitare le emozioni, vivere le emozioni. Raffaello Cortina Editore, 2007</p>
<p>Ferro A. G. Civitarese Il campo analitico e le sue trasformazioni. Raffaello Cortina Editore, 2015</p>
<p><span class="text_exposed_show">Dott.ssa Maria Grazia Antinori Psicoterapeuta</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Roma (RM)  P.zza Armenia 9 cell 334 338 58 35</span></p>
<div><span class="text_exposed_show"><a class="moz-txt-link-abbreviated" href="mailto:antinorimariagrazia@virgilio.it">antinorimariagrazia@virgilio.it</a></span></div>
<div>www.psicoterapeuta-antinori.it</div>
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